Sono passate alcune settimane dal mio ultimo post. Non perchè non siano successi pochi fatti sui quali valesse la pena soffermarsi, ma, anzi, forse ve ne sono stati troppi. La storia dell'ultima vittima riconosciuta a Bruxselles, le giornate della settimana Santa, la Pasqua, il dolore innocente delle vittime di Lahore e altri ancora.
Mi sono seriamente chiesto quale sia il mio sostegno, la mia "roccia a cui sono ancorato".
E, come in risposta a questa domanda, camminando in biblioteca, mi è capitato in mano casualmente il testo di Jean d'Ormesson, Il mio canto di speranza.
Ammetto la mio ignoranza affermando che non conoscevo quello che ho poi scoperto essere uno dei più importanti scrittori/pensatori della Francia contemporanea. Mi intrigava la parola speranza messa in questo modo nel titolo. Anche perchè era curioso che un uomo di 91 anni mi venisse a parlare di speranza, a me che alla soglia dei quarant'anni, spesso ho la sindrome cinica dell'essere troppo vecchio per fare certe cose o per entusiasmarmi per dei brandelli di vita incontrata.
Per questo, per documentare il canto di follia che ho letto, vi trascrivo un breve brano che però a me ha aperto il cuore e la mente.
"E' così: almeno per gli uomini Dio è senza niente senza gli uomini. Se vuoi amare Dio, devi amare gli uomini. Non puoi amare Dio senza amare gli uomini. Puoi anche odiare Dio e odiare gli uomini. Molti hanno scelto questa via. Non ho molta fiducia per la loro anima. Io sono di quelli che credono che sia molto bello ma molto difficile e abbastanza disperato amare gli uomini senza amare Dio. Perchè c'è qualcosa al di sopra degli uomini che ci è ignoto e ci spinge ad amare gli uomini anzichè detestarli. Qualcosa che, imperfettamente beninteso, nel timore e nel tremore, in una sorta di paradosso e quasi di apparente assurdità possiamo rappresentare a noi stessi soltanto attraverso gli uomini e che chiamiamo Dio.
Dio senza gli uomini è un sogno vuoto, assai prossimo al niente, un niente infinito, un'eternità di assenza. E' un invito alla solitudine e all'orgoglio. Porta all'intolleranza, a una sorta di follia e spesso all'orrore. Sugli uomini senza Dio incombe un'altra forma di orgoglio e di assurdo in tutta la sua purezza. Sono, anch'essi, sul cammino dell'orrore e della follia".