mercoledì 19 luglio 2017

19 LUGLIO 1992 - PAOLO BORSELLINO

Una calda giornata d'estate. Ero in montagna. Ad un certo punto mio cugino uscii di casa e disse "Hanno ammazzato anche lui!". 
Questo è il mio ricordo di quella terribile strage, in un lungo periodi di stragi. 
Con il tempo molte cose si dimenticano, ma certi giorni no. Se dovessi dire un momento in cui è finita la mia "spensierata giovinezza" devo subito pensare a Via D'Amelio. Per anni ho letto tutti i libri sulla mafia che trovavo; ho cercato di incontrare più testimoni possibili; ho avuto la piantina della Sicilia nello zaino con la divisione per "famiglie"; sapevo ogni via di Palermo, e io a Palermo non ci sono mai stato!


Ricordo che pochi mesi dopo quel terribile giorno di luglio ebbi la fortuna di parlare qualche minuto con Antonino Caponnetto, padre non solo del pool antimafia, ma anche di Giovanni e Paolo. Mi guardò negli occhi e mi disse "Non è tutto finito!". Ebbi un sussulto che riversai nella passione nella politica giovanile e nell'impegno civile. 
Ma a 25 anni di distanza, cosa rimane di quei sacrifici? Dei giudici, dei poliziotti, dei giornalisti, dei preti, delle persone per bene che sono stati ammazzati, che cosa resta?
Apparentemente nulla. La mafia perversa, oggi più di ieri. Molti fanno affari speculando su migranti o sui terremoti. La politica sembra evanescente non spinta da motivazioni ideali ma solo ed esclusivamente da mere logiche di potere clientelare. La sfiducia e il non-impegno sembrano le uniche parole chiare per i giovani di oggi. 

Io Giovanni e Paolo non li ho mai considerati eroi. Eroe è qualcosa di lontano, di inarrivabile, di non umano. E per questo non imitabile. Io li ho sempre visti come degli esempi di persone che nella ordinarietà della vita (hanno "semplicemente fatto il loro lavoro") hanno compiuto  cose straordinarie. 
Ogni  giorno siamo davanti a delle  piccole o grandi scelte e dobbiamo dire con chiarezza, oggi come 25 anni fa, da che parte stiamo: giorno dopo giorno, day by day

Altrimenti ogni sacrificio sarà stato inutile e ogni croce spezzata.

venerdì 17 marzo 2017

SAN PATRIZIO


Oggi, 17 marzo è San Patrizio. A quest'ora, 16 anni fa il mio aereo atterrava ad Edimburgo, dove, da qualche mese, studiava la mia fidanzata. 
Era il primo viaggio in aereo che facevo e con un inglese alquanto stentato. Mi si è aperto un mondo. 
Ricordo che stava nevicando e le strade della città brulicavano di italiani appena uscita dal Murrayfied dopo l'ennesima sconfitta della nostra nazionale al Sei Nazioni di rugby. Tutti avevano un cappello in testa che si otteneva bevendo 5 pinte di Guinness e c'era un'atmosfera di festa strana, quasi da sagra di campagna, solo moltiplicata per una città di quasi mezzo milione di persona. 
Mi si è aperto un mondo: da quel giorno per me la Scozia ha iniziato a rappresentare "L'isola che non c'è", quello strano e particolare luogo dove tutto è possibile e dove vorresti sempre essere. 
L'azzurro del cielo e il verde dei prati, ecco che cosa per me è festeggiare San Patrizio: non la scusa per fare l'ennesima bevuta "autorizzata", ma il ritorno a quegli istanti unici e oramai un po' lontani. 
Con gli anni, molte persone, incontri, episodi, si dimenticano. Ma non si riescono a cancellare i luoghi e gli odori. E forse gli stati d'animo di quando uno li  vissuti. 

ABBASSO FACEBOOK, VIVA FACEBOOK

In queste ore sta da più parti montando una feroce polemica contro la presunta vendita da parte di Facebook di una cinquantina di milioni di...