Questo è il mio ricordo di quella terribile strage, in un lungo periodi di stragi.
Con il tempo molte cose si dimenticano, ma certi giorni no. Se dovessi dire un momento in cui è finita la mia "spensierata giovinezza" devo subito pensare a Via D'Amelio. Per anni ho letto tutti i libri sulla mafia che trovavo; ho cercato di incontrare più testimoni possibili; ho avuto la piantina della Sicilia nello zaino con la divisione per "famiglie"; sapevo ogni via di Palermo, e io a Palermo non ci sono mai stato!
Ricordo che pochi mesi dopo quel terribile giorno di luglio ebbi la fortuna di parlare qualche minuto con Antonino Caponnetto, padre non solo del pool antimafia, ma anche di Giovanni e Paolo. Mi guardò negli occhi e mi disse "Non è tutto finito!". Ebbi un sussulto che riversai nella passione nella politica giovanile e nell'impegno civile.
Ma a 25 anni di distanza, cosa rimane di quei sacrifici? Dei giudici, dei poliziotti, dei giornalisti, dei preti, delle persone per bene che sono stati ammazzati, che cosa resta?
Apparentemente nulla. La mafia perversa, oggi più di ieri. Molti fanno affari speculando su migranti o sui terremoti. La politica sembra evanescente non spinta da motivazioni ideali ma solo ed esclusivamente da mere logiche di potere clientelare. La sfiducia e il non-impegno sembrano le uniche parole chiare per i giovani di oggi.
Io Giovanni e Paolo non li ho mai considerati eroi. Eroe è qualcosa di lontano, di inarrivabile, di non umano. E per questo non imitabile. Io li ho sempre visti come degli esempi di persone che nella ordinarietà della vita (hanno "semplicemente fatto il loro lavoro") hanno compiuto cose straordinarie.
Ogni giorno siamo davanti a delle piccole o grandi scelte e dobbiamo dire con chiarezza, oggi come 25 anni fa, da che parte stiamo: giorno dopo giorno, day by day.
Altrimenti ogni sacrificio sarà stato inutile e ogni croce spezzata.