giovedì 31 dicembre 2015


IL DUOMO

Il Duomo di Modena, è uno dei luoghi dove mi sento più a "casa":  quando vi entro vengo spesso invaso da una pace che è difficile trovare altrove.

Sono moltissimi i particolari che andrebbero citati, ma quello che a me commuove di più è la doppia raffigurazione di Giuda e di Pietro posta all'ingresso della cripta. Le due vicende evangeliche sono molto conosciute; entrambi rinnegarono Gesù: Giuda vendendolo ai sommi sacerdoti e agli scribi per 30 denari e Pietro negando di conoscerlo nel cortile del tempio per paura di essere condannato anche lui a morte. 
Quello che lo scultore in Duomo ha voluto sottolineare è il passaggio successivo: mentre Giuda si suicida perché non crede nella possibilità di redenzione ed è determinato completamente dal suo peccato, Pietro  si pente del tradimento, e fa del suo rimorso un affidarsi completamente all'unico in grado di salvarlo. 
Entrambi peccatori, ma uno ricordato nella storia con "il traditore", l'altro posto a capo della Chiesa universale e primo degli apostoli. 

La scorsa sera facevamo vedere queste statue ad  un amico americano appena uscito dopo 18 anni di carcere e la cosa che ci ha detto è stato che è evidente come al centro di ogni decisione umana vi sia la libertà: Giuda ha detto di no a Gesù, mentre Pietro, con tutti i suoi limiti ha detto di si. 

Questo mi riconforta spesso, perché è sempre possibile cambiare sguardo su di una circostanza che accade, non evitandola ma vivendola come "segno" di un disegno più grande, a volte a noi sconosciuto.

mercoledì 23 dicembre 2015






IL PRESEPE

Sembra un argomento scontato il giorno della vigilia di Natale. 

Per me non lo è. Chi sono oggi i pastori, le donne che lavano i panni e quelle che fanno la polenta?  

E guardando la faccia di mia figlia ho pensato subito al corpicino inerme di Aylat morto sulle spiagge greche e alle centinaia di volti sofferenti che facebook ci riporta continuamente davanti agli occhi. Probabilmente è in quella marea umana che sta premendo alla nostra "sazia e disperata " Europa che dobbiamo cercare una risposta a questa domanda. 

Oggi non sarebbe più la famiglia di Nazareth, ma di Aleppo, di Kobane o di Mosul. Ma come ieri la strage degli innocenti operata da farisei islamizzati fa parte della quotidiana cronaca che leggiamo sui giornali. 

E' bello preparare il presepio perchè è un aprire la nostra casa ad un ospite molto atteso. Ma è ancora più bello quando questo ospite arriva sul serio e ti chiede un pezzo di paglia sul quale dormire. E lo senti parlare lingue a te sconosciute e preparare cibi dai sapori ignoti.

Ti aspettiamo Bambin Gesù, vieni fra noi e portaci la luce della tua misericordia.

domenica 13 dicembre 2015


IL CARCERE


Un altro luogo a me molto caro in questi ultimi tempi è il carcere. Da alcuni mesi sto andando a trovare con altri amici, due persone che sono recluse presso il carcere (casa di reclusione) di Castelfranco Emilia.

Non è un posto particolarmente attraente, ed inizialmente ogni volta che si chiudevano le sbarre alle mie spalle, mi saliva un certo senso di angoscia. Poi come tutte le cose di cui hai timore, una volta che ho iniziato a conoscerlo, questa paura è scomparsa ed è iniziato il lento cammino di condivisione dei drammi che quei muri quotidianamente sentono.

Ogni volta che andiamo, non facciamo attività particolari, ma ascoltiamo come hanno vissuto i due amici reclusi, e proviamo ad accompagnarli in un minimo di consapevolezza di sé stessi. Quando si esce, se si è un minimo attenti, non si è mai come quando si è entrati ed è per questo che sono profondamente grato dell'occasione che mi è data.

Ultimamente mi hanno commosso le parole che il Santo Padre ha scritto nella lettera per l'indulgenza in occasione del Giubileo Straordinario sulla misericordia :

"Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà".

Ultimo pensiero. Ieri mattina, mentre andavo al lavoro mi sono ritrovato incolonnato in tangenziale e mi sono chiesto : ma chi sono i veri carcerati, loro che stanno dietro alle sbarre o noi qui dentro le nostre macchine ? 




lunedì 7 dicembre 2015


LA NEBBIA

Sembra un po' scontato, in queste settimane di fine autunno, scrivere della nebbia, esperienza quotidiana per chi come me alla mattina va a lavorare verso la bassa. 

Ma la cosa ancora più strana, è che a me la nebbia piace. 

Saranno le origini padane, sarà che mi ricorda l'infanzia, quando andavo con la nonna a mangiare i bomboloni in piazza Erbe a Verona, sarà che fumare il toscano con l'umidità che si alza ha un sapore particolare, ma io nella nebbia mi trovo a mio agio. 
Mi piace soprattutto la sensazione di smarrimento che si prova anche in luoghi che si conoscono alla perfezione e quel senso di mistero che ti avvolge una volta persi i soliti punti di riferimento. 

Si', probabilmente è proprio questo che mi affascina:  la nebbia ti costringe ad affrontare  la realtà con angolature differenti da quelle consuete e a mettere in dubbio tutte le finte certezze che fanno parte della nostra vita .

"E proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un' altra  prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare." (Attimo Fuggente)


mercoledì 2 dicembre 2015

UN PAESE


“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo.” (La luna e i falò, C. Pavese)

Questa è una delle frasi più conosciute de La luna e i falò, che mi ha sempre interrogato molto, sul valore di un luogo in cui tornare.

Per questo mi piacerebbe fare una incursione in quelli che sono i miei "paesi" in cui tornare per essere me stesso. 

Spesso non sono luoghi fisici, ma questo blog vorrebbe essere il tentativo di fissare alcuni  punti fermi. Non mi capita quasi mai di stare "tranquillo" in un posto, perchè so , che di mio non c'è quasi mai nulla e che nulla posso gestire. 
Ieri parlando con una amica della figlia diciottenne mi diceva che era arrivata alla conclusione che nemmeno chi hai generato dal tuo corpo è in mano tua e che è necessario lasciarla vivere la vita affiancandola, ma lasciandola libera
Fondamentale è avere un luogo in cui sai che c'è qualcuno che ti aspetta, perchè solo chi è atteso è veramente amato. E solo chi è amato può amare. 

ABBASSO FACEBOOK, VIVA FACEBOOK

In queste ore sta da più parti montando una feroce polemica contro la presunta vendita da parte di Facebook di una cinquantina di milioni di...